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Praticare la pratica

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Praticare la pratica

Da un contributo di Silvia Randazzo, allieva di YOU yoga che ha seguito con attenzione, partecipazione, impegno e amorevolezza l’intero percorso Yoga Technics, finalizzato ad assimilare il senso di ciascuno degli 8 rami dell’ashtanga yoga di Patanjali per sviluppare una sequenza yoga completa e personalizzata, rafforzando così la propria autonomia nella pratica. Per YOU insegnare l’indipendenza – e non la dipendenza da scuole o guru – è fondamentale per aiutare gli allievi a sviluppare il proprio approccio critico. Silvia, con queste parole piene di presenza, dimostra di aver integrato il senso del percorso nel suo lavoro di ogni giorno. Non solo sta sviluppando autonomia, ma riesce a trovare il senso dello yoga al di fuori del tappetino: qui si parla infatti di ecologia, sostenibilità, ambiente in chiave yogica.

Mi chiamo Silvia e mi piacciono i colori, le passeggiate, la sabbia del mare sotto i piedi, il cibo genuino e tutto ciò che è buono. Mi sono recentemente laureata in Economia dell’Ambiente e mi occupo di strategie di sostenibilità e della loro efficace comunicazione.

L’azione ambientale viene spesso percepita come un qualcosa di dirompente, per cui aspettare indicazioni e per cui da soli non possiamo fare niente. Sono convinta invece che ognuno di noi, tramite le proprie scelte, possa dare il proprio contributo e che la pratica yoga possa farci da guida.

Vorrei quindi condividere alcuni spunti e riflessioni su come tutto ciò possa avvenire e su come “praticare la pratica” in ottica ambientale. Le ragioni che spingono e che hanno spinto ognuno di noi ad avviarsi alla pratica possono essere certamente le più svariate. Tuttavia, nella fase iniziale, apprendiamo le medesime nozioni sul percorso che stiamo per intraprendere e che ognuno percorrerà a modo proprio.

Tra queste nozioni di base si apprende il significato della parola yoga che, dal sanscrito yuj, significa unire o unione, lo stato di equilibrio di corpo e mente raggiungibile calmando i vortici della mente e ammorbidendo le dittature interiori attraverso il movimento, attraverso il respiro, che consente di avventurarci, in altre parole, nella consapevolezza di noi stessi, seguendo gli otto passi dello yoga: yama, nyiama, asana, pranayama, dharana, dhyana, samadhi.

Possiamo vedere questi ultimi come una cassetta degli attrezzi personale che può aiutarci a portare la pratica con noi, fuori del nostro tappetino, prendendo coscienza del mondo che ci circonda e agendo nella direzione che intendiamo. Il primo di questi
passi è costituito dagli Yama, cinque regole di condotta nei confronti di noi stessi, degli altri e dell’ambiente che ci circonda: la Terra, la nostra casa, che spesso nella complessità della società occidentale rischia di essere trascurata. A fare questo e a porci le domande giuste, i cinque Yama possono aiutarci.

Ahimsa, non fare del male, può invitare a riflettere sulle proprie scelte di consumo, su ciò che scegliamo di acquistare e su quanto conosciamo della sua provenienza e modalità di produzione, spingendoci ad informarci, ed appunto, ad essere consapevoli, di ciò che abbiamo tra le mani nel momento dell’acquisto, che sia esso un indumento, un alimento, un qualsiasi oggetto.

Satya, dire la verità, parlando delle evidenze scientifiche riguardanti lo stato dell’ambiente, delle azioni che vengono intraprese per mitigare ed adattarsi al cambiamento climatico, comunicando adeguatamente le azioni che la propria attività compie, la verità sulle attività che svolgiamo, sui prodotti che vendiamo, sui servizi che offriamo.

Asteya, non rubare, che non si riferisce solo al furto, ma al rispetto del tempo e all’attenzione verso ciò che ci circonda, anche nei confronti dello spazio e degli habitat delle altre specie, facendo attenzione alla produzione e allo smaltimento dei rifiuti, del tempo per gli spostamenti, della stagionalità del nostro cibo e del tempo per la sua preparazione.

Brahmacharya, non sprecare energia, può invitarci ad essere consapevoli ma ad evitare gli affanni anche nell’azione nei confronti dell’ambiente, compiendo passi ragionevoli ed evitando gli estremismi che innescano meccanismi viziosi e negativi.

Aparigraha, non essere avidi, non consumando e rinunciando al superfluo, regalando ciò di cui non abbiamo più bisogno a qualcuno che ne ha bisogno, preferendo le esperienze agli oggetti, dedicando se possibile tempo a delle attività di volontariato o donando attenzione alle piantine sul nostro balcone.

Questo è solo un esempio di come lo yoga possa aiutare ognuno di noi nelle scelte e nell’azione nei confronti dell’ambiente e di come esso, già dal primo degli otto passi, possa essere strumento per prendere coscienza di come il nostro comportamento abbia effetti poderosi, impatti su noi stessi e su ciò che ci circonda.

Teniamo presente infine che nell’assumere un comportamento consapevole dal punto di vista ambientale, come nello
lo yoga, ciò che più è importante è il graduale processo di miglioramento, non la perfetta esecuzione
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