La Pasqua come pratica yoga

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La Pasqua come pratica yoga

A pochi giorni dalla Pasqua si chiude un ciclo: un altro anno di yoga in saletta qui a Torino, Via Guastalla 5. Una saletta deliziosa, con grandi vetrate spalancate sul vivace quartiere Vanchiglia. Vuota sembra ancora più grande, è quasi inquietante senza le vostre risate, la confusione in spogliatoio, il chiacchiericcio tra una lezione e l’altra. Mi chiedo: la Pasqua come pratica yoga, è possibile?

Sono giorni molto importanti, in cui da millenni si celebra la resurrezione della vita (da prima del Cristianesimo e non solo in Occidente). Mentre il parquet riflette la luce, io mi sorprendo a riflettere su come YOU elements abbia cambiato la mia vita. Non era pianificato. Lavoro in un settore competitivo (quello delle aziende) che sembra tutto tranne che yogico. Ma grazie a voi, grazie alla community yoga, tra alte e basse maree, riesco a mantenere accesa la fiamma. La stiamo passando a molte persone, lo vedete?, questa fiaccola che arde… Il tapas.

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E così si è chiuso un altro trimestre. Mi sorprendo come se fosse il primo, ma è il diciottesimo. Il XVIII percorso yoga di YOU elements qui a Torino. In mezzo ci sono stati sei International Yoga Day (quest’anno sarà il settimo, dedicato alla sostenibilità!), un retreat a Ibiza, spettacolari trekking nei boschi del Piemonte e pure una surreale pandemia. Abbandono i pensieri rivolti al passato e torno qui, ora, con i piedi piantati a terra e lo sguardo perso nello spazio che mi circonda. Quest’anno scelgo di vivere la Pasqua come pratica yoga.

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Ci sono due file di barre lungo la parete: immagino graziose ballerine in tutù rosa muoversi all’unisono. E c’è un grande specchio. Di norma gli diamo intenzionalmente le spalle per rivolgere lo sguardo verso l’interno e abbandonare il mondo della forma. Oggi, a sala vuota, questo specchio si vendica e rimandandomi la mia immagine stanca e spettinata. Queste sono ore potenti, ore in cui occorre lasciare andare il passato e partorire la nuova versione di se stessi. La Pasqua come pratica yoga significa accogliere il nuovo. Per farlo, è necessario creare dello spazio… Ho espresso il mio pensiero in questo post Instagram in un momento di ispirazione.

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La vera bellezza di un corso di yoga è che potete lasciare fuori per un’intera ora il sistema giudicante della società della performance: l’ossessione per il corpo, i suoi difetti, i canoni di bellezza… Qui non conta. Yoga è ascolto interiore, non vince chi ha il corpo più tonico, flessibile o performante. Vince, se di vittoria si tratta, chi si “sente” dentro, chi riconosce il corpo interiore di cui parla Eckhart Tolle ne “Il potere di adesso”. Sarà questo il segreto del successo dello yoga, che ogni pratica è una resurrezione.

Ma quella di questi giorni è ancora più potente, una resurrezione profonda. Lo senti che puoi lasciare morire la vecchia versione di te? Quella che si cruccia degli obiettivi che non hai raggiunto, quella che piange vecchie ferite quasi per abitudine al dolore. Spezza la catena per risorgere!

In saletta c’è un piccolo soppalco, mi piace pensare che sia lì per chi sente il bisogno di  raccogliersi in solitudine. Credo che al prossimo percorso yoga vi suggerirò: “Se sentite un forte bisogno di allontanarti da tutto, anche dalla pratica, potete salire queste scalette e mettervi a meditare“.

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