Equinozio d’autunno

Equinozio d’autunno

“Oggi celebriamo l’equinozio d’autunno. Tradizionalmente, era considerato un periodo dell’anno significativo per via del raccolto. Anche oggi è tempo di raccolta degli sforzi, è tempo di bilanci per capire se i propositi fatti a inizio anno stiano dando i loro frutti.

Nel caos della vita quotidiana, fatta di traffico, impegni, stress e appuntamenti, concediamo a noi stessi del tempo per rimanere in silenzio, ascoltando ciò che sta cercando di emergere dentro di noi.

Il significato dell’Equinozio d’autunno per chi percorre un cammino spirituale è il periodo dell’anno in cui attiviamo il nostro nuovo ciclo di crescita. Quando diventiamo silenziosi e riposiamo, stiamo lasciando emergere la nostra visione più ampia.”

Ritrovo in queste righe il significato che hanno per me questi giorni sin da quando ero piccola, quando associavo il mese di settembre al rientro a scuola, con i quaderni che profumavano di nuovo, i libri appena foderati e le matite temperate. Adesso è un nuovo incenso, il tappetino pulito, libri letti lungo il Cammino di Santiago che mi hanno cambiata dentro.

Un periodo che però in età adulta si fa delicato, per me è costellato di sogni lucidi che ricordo molto bene al mattino e di memorie limpide di un’estate che ancora una volta ha fatto chiarezza su tutto nel bene e nel male. Un periodo straordinario e potente, che però diventa difficile da affrontare con l’atteggiamento ostile: se mi pongo in conflitto col bisogno di raccoglimento, ostinandomi a fare, fare, fare… anziché stare, stare, stare… incasino tutto!

Da una parte, a settembre e ottobre, in genere sento di scendere molto più facilmente dentro di me, come se la scaletta a pioli verso l’anima fosse ben pulita, fluida; dall’altra parte sono fisicamente stanca, quest’anno in particolar modo, come se il corpo avesse fame di riposo e meditazione più che di pratica di asana dinamici!

Questa volta faccio una cosa buona per me stessa e vi invito a seguire il mio esempio: mi ascolto e mi arrendo al volere del presente. Un esempio? All’evento di domenica (il famoso yoga day psicologia) avevamo lavorato da luglio e il meteo ha fatto i capricci. Cosa si può fare contro il volere del cielo? Stare con quello che c’è, allineando gli intenti.

È l’ennesimo invito a chiedersi in che direzione stiamo mettendo la nostra energia, non solo quella individuale ma anche quella collettiva. Se non è il momento per darsi una risposta, facciamola emergere da silenzio: stiamo fermi, calmi, meditabondi, con quello che c’è. Lasciamo passare le nuvole, le assenze, sediamoci con chi è accanto a noi. Accogliere, arrendersi, affondare nel presente, far emergere un sankalpa per sé e uno per il gruppo: stasera proviamo a farlo insieme!